1. BREVE STORIA DEGLI ISTITUTI SECOLARI

 

Abbiamo detto che gli Istituti Secolari (I.S.) costituiscono l’approdo di un lungo cammino; vogliamo ripercorrere, brevemente, la loro storia suddividendola in quattro momenti:

  1. Prima della Costituzione apostolica “Provida Mater Ecclesia
  2. Dalla “Provida Mater Ecclesia” al Concilio Vaticano II
  3. L’insegnamento del Concilio Vaticano II
  4. Dopo il Concilio Vaticano II

 

1.1. Prima della “Provida Mater Ecclesia

 

Possiamo intravedere le origini della vita consacrata nella scelta della verginità, già nell’epoca apostolica (cf. 1 Cor 7,25-34; At 21,9; la Didaché; Clemente Romano, Ignazio di Antiochia nella Lettera a Policarpo)1:

«Così l’impero romano ebbe i vergini e le vergini delle prime comunità cristiane, che passavano tra i pagani con il loro grande segreto nel cuore, irradiando la fede, finché la loro stessa luce non li scopriva per denunciarli alla gloria del martirio».2

Ma per il nostro argomento più specifico, dobbiamo fare un salto e arrivare al contesto culturale dell’Umanesimo, che offre le possibilità alla vita religiosa di iniziare una sua via. E’ così che nascono alcuni “tentativi” che porteranno poi ai nostri I.S.

Un primo abbozzo di I.S. è costituito dalla Compagnia di S. Orsola, fondata da Angela Merici (1470/5-1540) e approvata da Paolo III nel 1546; tale Compagnia era nata come alternativa alla vita monastica per quelle donne che, sentendosi chiamate alla sequela del Signore, non intendevano farlo nella vita claustrale, bensì restando nel mondo, nel proprio ambiente di vita e di lavoro, senza vita comune, ma impegnate nella pratica dei consigli evangelici3.

Secondo Beyer, le prime fondazioni che sono all’origine dei nostri I.S. sono da situarsi nei giorni cupi della rivoluzione francese4. La Provvidenza si servì, a questo scopo, di un santo sacerdote, ex-Gesuita, il P. de Clorivière, fondatore delle Figlie del Cuore Immacolato di Maria (per le donne) e della Società del Cuore di Gesù (per i preti); ciò avvenne il 2 febbraio 1791.

Saranno, tuttavia, i tempi più recenti a preparare il contesto favorevole che condurrà alla nascita degli I.S., e in particolare l’emergenza di organizzazioni del laicato cattolico e di movimenti laici votati all’apostolato, desiderosi di un più profondo inserimento nel mondo e insieme di un impegno più radicale nella sequela di Cristo.

Già l’11 agosto 1899, con il Decreto “Ecclesia Catholica”, la Chiesa approvava gli Istituti laici in cui i membri assumevano degli impegni privati di consacrazione5.

Ma è soprattutto nei primi decenni del XX secolo che fioriscono e si sviluppano sodalizi di laici consacrati. Fu soprattutto nel periodo tra il 1920 e il 1940 che andò maturando all’interno della Chiesa l’idea di un laicato più consapevole della sua partecipazione alla missione ecclesiale con il sorgere di “un forte movimento” all’interno dell’Azione Cattolica che “ebbe molta influenza nella preparazione di tempre robuste di donne e d’uomini che si sarebbero impegnati nell’apostolato religioso e sociale che i tempi richiedevano”6.

Sempre in quegli anni il laicismo, sempre più diffuso, stimola nei credenti il bisogno di una fede incarnata e vissuta inseriti nelle attività quotidiane comuni a tutti.

Un’altra importante idea andò maturando: potevano coesistere la consacrazione a Dio e l’impegno nel mondo, rimanendo nel “mondo”, anzi operando all’interno di esso per l’avvento del Regno di Cristo:

«L’esigenza di consacrazione a Dio possa coesistere con il desiderio di rimanere nel mondo proprio per vivere i consigli evangelici, e, inseriti nelle strutture della società, attuare, attraverso l’impegno secolare, il precetto supremo della carità e della testimonianza a Cristo salvatore»7.

Il “carisma degli Istituti Secolari” (come oggi è chiamato) e cioè: la “consacrazione a Dio, secolarità e apostolato”, si delineava già chiaramente. Le difficoltà erano molte e “quasi rivoluzionario appariva soprattutto il proposito di conciliare la consacrazione a Dio con la condizione di laici viventi nel mondo: i due termini laicità – consacrazione parevano escludersi a vicenda”8.

Lo Spirito Santo suscitò diversi gruppi, un po’ ovunque nel mondo, che abbracciavano questo ideale.

Nel maggio del 1938 a San Gallo, in Svizzera, P. Agostino Gemelli, con l’autorizzazione del Papa Pio XI, organizzerà un importante convegno con vari delegati di questi sodalizi: attraverso l’incontro e lo scambio scoprirono, con gioia, di condividere le stesse aspirazioni. Si accordarono per chiedere alla Santa Sede il riconoscimento delle nuove associazioni laicali.

Le difficoltà però, per un riconoscimento da parte della Chiesa erano ancora forti, tanto che la “Memoria Storico-giuridica-canonica” stesa dopo il suddetto convegno, da Padre Gemelli con la collaborazione di Giuseppe Dossetti, dovette essere ritirata, per ordine del Sant’Uffizio.

I nascenti Istituti rimasero per la Chiesa semplici associazioni di fedeli senza la professione riconosciuta dei consigli evangelici. Si era ritornati, in pratica, sulla linea del Decreto “Ecclesiae Catholica” del 1889, con qualche lieve ritocco soltanto.

Il cambiamento avvenne nel 1947 con la promulgazione, da parte del Papa Pio XII, della Costituzione Apostolica “Provida Mater Ecclesia”.

 

 

1.2. Dalla “Provida Mater Ecclesia” al Concilio Vaticano II

 

Una prima risposta ufficiale alle attese suddette, si ebbe con la promulgazione – avvenuta il 2 febbraio 1947 - della Costituzione Apostolica “Provida Mater Ecclesia” contenente una “Lex Peculiaris”, nella quale si approvava lo Statuto Generale di quelle «società, clericali o laicali, i cui membri, vivendo nel mondo, professano i consigli evangelici per acquistare la perfezione cristiana e per esercitare pienamente l’apostolato, affinché si possano adeguatamente distinguere dalle altre comuni Associazioni di fedeli si chiamano, con nome loro proprio “Istituti” o “Istituti Secolari”, e sono soggetti alle norme della presente Costituzione Apostolica»9.

Era un passo decisivo, una conquista che dava un fondamento giuridico e un posto nella Chiesa alla nuova forma di vita consacrata in pieno mondo. Non mancarono però delle perplessità e delle resistenze a questo documento che non soddisfaceva il sentire più profondo dei laici consacrati nel mondo poiché si presentava l’apostolato come una supplenza di quello religioso e sacerdotale. Dell’azione specifica del laico secolare nel proprio ambiente sociale e professionale non si diceva nulla.

Benché innovatore, il documento pontificio manteneva in parte la visione tradizionale di stato canonico di perfezione, e tendeva ad interpretare la novità rappresentata dagli I.S. all’interno di una mentalità che identificava sostanzialmente la consacrazione mediante i consigli evangelici con la vita propriamente religiosa10.

Maggiore chiarezza fu invece apportata, l’anno successivo (12 marzo 1948), con il Motu Proprio “Primo feliciter”, che tenta di mettere in luce la dimensione originale della “vocazione secolare”, distinta da quella “religiosa”.

«Questo apostolato degli Istituti Secolari, non solo si deve esercitare fedelmente nel mondo, ma per così dire con i mezzi del mondo, e perciò deve avvalersi delle professioni, gli esercizi, le forme, i luoghi e le circostanze rispondenti a questa condizione di secolari»11.

Don Moioli così commentava l’importanza del “Primo feliciter”:

«Si mostra chiaramente di percepire che la vocazione agli Istituti Secolari è un fatto sintetico, dove la “secolarità” appare come un elemento componente».

Infine,l’Istruzione “Cum Sanctissimus” (19 marzo 1948), della Congregazione dei Religiosi, illustrerà le condizioni per l’erezione degli Istituti Secolari:

«La Sacra Congregazione ha stabilito di raccogliere e dopo averle chiaramente ordinate, di pubblicare le norme più importanti; le quali, con ragione, si possono considerare basilari per costruire e ordinare, solidamente, dall’inizio, gli Istituti Secolari»12.

Con questi documenti del 1947-1948 si può dunque dire che è avvenuto un salto qualitativo nella legislazione ecclesiastica, in quanto viene riconosciuta la possibilità di una totale consacrazione anche per chi sceglie di restare nel mondo, in quanto cioè congiunge secolarità e consacrazione come elementi costitutivi dei nuovi Istituti13. Tali documenti, tra loro complementari, contengono “sia riflessioni dottrinali sia norme giuridiche, con elementi già chiari e sufficienti per una definizione dei nuovi Istituti”14. Per avere però una interpretazione esatta del concetto di “secolarità consacrata” occorrerà attendere il Concilio Vaticano II.

 

 

1.3. L’insegnamento del Concilio Vaticano II

 

Il Concilio Vaticano II fu un momento importante per arrivare ad una sempre maggiore chiarezza del carisma proprio degli Istituti Secolari, della loro fisionomia e peculiarità.

Il Concilio afferma esplicitamente alcuni principi in cui si trovano le motivazioni più profonde e valide della vocazione dei laici consacrati a Dio nel mondo.

Lo spazio riservato agli I.S., nei Documenti del Concilio, è assai limitato15, ma sufficiente per chiarirne definitivamente il carisma specifico.

Il testo ove si parla più diffusamente degli I.S. è il n° 11 del Decreto sul Rinnovamento della Vita Religiosa “Perfectae Caritatis”:

«Gli Istituti secolari, pur non essendo istituti religiosi (quamvis non sint institura religiosa), tuttavia comportano una vera e completa professione dei consigli evangelici nel secolo, riconosciuta dalla Chiesa. Tale professione agli uomini e alle donne, ai laici e ai chierici che vivono nel secolo, conferisce una consacrazione. Perciò essi anzitutto intendano darsi totalmente a Dio nella perfetta carità, e gli istituti stessi conservino la loro propria particolare fisionomia, cioè quella secolare, per essere in grado di esercitare efficacemente e dovunque il loro specifico apostolato nella vita secolare, come se appartenessero alla vita secolare»16.

In questo testo (approvato dai “Padri Conciliari” il 28 ottobre 1965) trovano conferma e vengono sottolineate le caratteristiche proprie degli Istituti Secolari:

  • comportano una professione dei consigli evangelici nel secolo;
  • i membri degli Istituti Secolari “sono segnati con la consacrazione che viene da Dio”;
  • la secolarità è l’elemento qualificante;
  • il loro apostolato deve essere nel mondo,“a partire dal di dentro del mondo”.

Tuttavia, questo Decreto non mancò di suscitare qualche perplessità, dal momento che gli I.S. appaiono piuttosto come terzo «stato di perfezione» accanto agli Istituti religiosi e alle Società di vita apostolica. Si ribadisce che in essi si realizza una vera professione di consigli evangelici, con la clausola pur non essendo istituti religiosi (quamvis non sint institura religiosa), aggiunta fatta nell’ultimo momento della redazione del testo17.

Non si deve, inoltre, dimenticare l’insegnamento contenuto in altri Documenti del Concilio Vaticano II che hanno sottolineato proprio quei “valori”, quelle “intuizioni” che, fin dal loro nascere avevano caratterizzato gli Istituti Secolari. La Costituzione Pastorale “Gaudium et Spes” (7 dicembre 1965) presenta una riflessione circa il rapporto tra Chiesa e mondo contemporaneo e sottolinea che è compito di tutta la Chiesa, quindi anche dei fedeli laici, essere presente nelle realtà terrene per orientarle a Dio18.

La Costituzione Dogmatica “Lumen Gentium” afferma la vocazione universale alla santità19, la responsabilità e dignità dei laici e la missione a cui sono chiamati all’interno del mondo20; la visione unitaria e grandiosa dell’universo creato e della storia umana ricapitolata in Cristo21.

Sono i concetti che stanno alla base d’ogni consacrazione nel mondo: sentirli proclamare da fonte così autorevole fu per i membri degli Istituti Secolari una conferma della validità della loro esperienza vocazionale.

A partire dai Documenti del Concilio Vaticano II, gli Istituti Secolari hanno avuto gli elementi per approfondire il loro “essere” sia dal punto di vista teologico che dal punto di vista della linea di azione o di apostolato.

 

 

1.4. Dopo il Concilio Vaticano II

 

Nel post-Concilio, alla comprensione e alla definizione teologica degli I.S., ha contribuito in modo determinante il magistero di Paolo VI.

Nel clima di ricerca per una più esatta definizione della propria identità22, si tenne a Roma (nel 1970) il “primo Convegno Internazionale degli Istituti Secolari,” sui temi «Consacrazione, Secolarità, Apostolato»23.

Così scrive Lazzati:

«Proprio perché ordinata alla santità, cioè a pienezza di carità, la secolarità può aprirsi a una forma particolare di “consacrazione a Dio e agli uomini”, consacrazione che, intesa quale sviluppo di quella battesimale, mira a portare appunto a pienezza di carità la vocazione propria dei fedeli laici senza che essi rifiutino la loro indole secolare»24.

In questo primo convegno fu proposta la stesura di uno statuto proprio degli Istituti Secolari, “che fu poi approvato dalla Sacra Congregazione con apposito Decreto nel 1974”25,e la costituzione della Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari (CMIS), nonché della pubblicazione della rivista internazionale «Dialogo».

Questo incontro segnò l’inizio di altri incontri ripetuti a scadenza quadriennale. Attraverso questi incontri, caratterizzati da una ricerca comune, gli Istituti secolari hanno potuto meglio approfondire e capire, se stessi e la vocazione a cui Dio e la Chiesa li ha chiamati.

Si diceva del Magistero di Paolo VI; vale la pena menzionare qualche suo intervento:

.“L’efficacia apostolica dipende dalla santificazione personale (26 settembre 1970);

.”Una forma di consacrazione nuova e originale” (2 febbraio 1972);

.“Una presenza viva al servizio del mondo e della Chiesa” (1976).

Ai membri degli I.S., riuniti nel primo convegno Internazionale, così Paolo VI si rivolse:

«E avrete così un campo vostro ed immenso, nel quale svolgere la duplice opera vostra: la vostra santificazione personale, la vostra anima, e quella “consecratio mundi”, di cui conoscete il delicato e attraente impegno, e cioè il campo del mondo; del mondo umano, qual è, nella sua inquieta e abbagliante attualità, nelle sue virtù e nelle sue passioni, nelle sue possibilità di bene e nella sua gravitazione verso il male, nelle sue magnifiche realizzazioni moderne e nelle sue segrete deficienze e immancabili sofferenze: il mondo. Voi camminate sul fianco d’un piano inclinato, che tenta il passo alla facilità della discesa e che lo stimola alla fatica della ascesa. È un camminare difficile, da alpinisti dello spirito».

Per suo incarico fu formata anche una Commissione speciale con l’intento di approfondire i fondamenti teologici alla base degli I.S. La riflessione di questa Commissione portò al Documento «Riflessioni teologiche sugli Istituti Secolari», che la Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari fece suo, pubblicandolo il 22 aprile 1976.

Anche Giovanni Paolo II si è rivolto ai membri degli Istituti secolari in varie occasioni. Riportiamo qualche frase da uno dei primi “messaggi”:

«Il vostro stato di vita consacrata costituisce un dono particolare dello Spirito Santo fatto al nostro tempo per aiutarlo a superare la tensione tra l’apertura oggettiva ai valori del mondo moderno (stato secolare cristiano autentico) ed il dono pieno del cuore a Dio (spirito di consacrazione) » «infatti voi vi trovate per così dire al centro del conflitto che agita e divide l’animo moderno, ed è per questo che voi potete offrire un apporto pastorale efficace per l’avvenire e aprire delle vie nuove e dei valori universali per il popolo di Dio» (Giovanni Paolo II, agosto 1980).

 

A conclusione di questo percorso, certo incompleto, sembra doveroso evidenziare “il luogo” degli I.S. nel nuovo Codice di Diritto Canonico, entrato in vigore il 25 gennaio 1983. Esso assume, abroga, attualizza la normativa precedente (vedi i Documenti da Pio XII in poi); dalla ubicazione degli I.S. nel Codice, si conclude una prima distinzione terminologica importante: quella tra la Vita Consacrata e la Vita Religiosa.

Assumendo l’espressione “Vita Consacrata”, il Codice ha permesso di considerare i Religiosi e i membri degli I.S. come due categorie di uguale dignità all’interno di essa. Ne viene affermata con chiarezza la distinzione di vocazione, di carisma, di identità.

La normativa giuridica che tratta degli I.S. è situata nel libro II su «Il Popolo di Dio» di cui una parte è dedicata a “Gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica”. Il titolo terzo della sezione dedicata agli Istituti di Vita Consacrata concerne Gli Istituti Secolari (cann. 710-730).

Questa collocazione e la rispettiva trattazione giuridico-dottrinale confermano che gli I.S. sono una vera e propria forma di Vita Consacrata, distinta dalla Vita Religiosa e dalle altre forme di Vita Consacrata26.

I loro membri vivono nelle circostanze ordinarie della vita (can. 714), esercitano il loro apostolato all’interno del mondo (can. 710), e, a modo di fermento, si sforzano di permeare ogni realtà di spirito evangelico per consolidare e far crescere il Corpo di Cristo (can. 713). In forza della loro consacrazione non cambiano la propria condizione canonica, laicale o clericale, in mezzo al Popolo di Dio (can. 711); essi appartengono, tuttavia, allo stato di vita ecclesiale che è la Vita Consacrata,con gli obblighi inerenti a questo stato di vita.

1 Per l’aspetto storico rinviamo a Ciardi F., Unità e molteplicità delle esperienze della vita consacrata nel dinamismo storico della Chiesa, in Vita Consacrata. Un dono del Signore alla sua Chiesa (a cura della Commissione Mista Vescovi-Religiosi Istituti Secolari della CEI), Elle Di Ci, Leumann (To) 1993, pp. 39-89.

2 Gemelli A., Gli Istituti Secolari, Milano 1962, p. 14.

3 Recchi S., Istituti Secolari, in Dizionario di Pastorale Vocazionale (a cura del Centro Internazionale Vocazioni, Rogate, Roma 2002, pp. 570-577, con varia bibliografia.

4 Beyer J., Gli Istituti secolari, Città Nuova, Roma 1964, p. 15.

5 “Gli Istituti Secolari”, CMIS, p. 18.

6 www.Chiesa Cattolica.it, “Breve Storia degli Istituti Secolari”

7 Poma M., Istituti Secolari, in Dizionario di Spiritualità dei Laici,O.R., Milano, 1981, p. 363.

8 www.Chiesa Cattolica.it “Breve Storia degli Istituti Secolari”

9 Costituzione Apostolica di Pio XII “Provida Mater Ecclesia”, n.1.

10 Recchi, art. cit., p. 571.

11 Lettera Motu Proprio di Pio XII “Primo Feliciter", n. 6.

12 Istruzione della Sacra Congregazione dei Religiosi “Cum Sanctissimus”, n. 3.

13 Alberini M., Istituti Secolari, in Dizionario Istituti di Perfezione, Paoline, Roma 1978, pp. 106-116; qui, p. 108.

14 “Gli Istituti Secolari”, CMIS, p. 19.

15 Ad Gentes (n. 40); Perfectae caritatis (n. 11).

16 Concilio Vaticano II, Decreto “Perfectae caritatis, n. 11.

17 Recchi, art. cit., p. 572.

18 Gaudium et Spes, nn. 34.43.

19 Lumen Gentium, nn. 39-42.

20 Idem, nn. 31.38-41.

21 Gaudium et Spes, n. 45.

22 In applicazione al Concilio, in seguito alla Costituzione Apostolica Regimini Ecclesiae Universae (del 1967), la Congregazione dei Religiosi cambierà la propria denominazione in «Congregazione per i Religiosi e Istituti Secolari», confermando la distinzione tra le due forme.

23 “Gli Istituti Secolari”, CMIS p. 22.

24 Lazzati G., Consacrazione e secolarità in Acta congressus internationalis Institutorum saecularium, Milano 1971, p. 482.

25 “Gli Istituti Secolari – Documenti”, CMIS, Roma, 1998, p. 133.

26 Ci siamo riferiti allo studio di Recchi, art. cit., pp. 572-573.

 

 

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