COSTITUZIONI

 

 

 

 

 

 

 

DISCEPOLE DEL CROCIFISSO
 

SOMMARIO

 

 

PARTE PRIMA                                                                              3

LA NOSTRA FAMIGLIA SPIRITUALE                                                                           4

CARATTERISTICHE GENERALI                                                                                  4

PARTE SECONDA                                                                         6

I NOSTRI IMPEGNI FONDAMENTALI                                                                         7

ALLA SEQUELA DI GESU’                                                                                            7

VITA DI PREGHIERA E DI COMUNIONE CON DIO                                             8

CONSACRAZIONE A DIO E CONSIGLI EVANGELICI                                       10

Castità                                                                                                                          10

Povertà                                                                                                                        11

Obbedienza                                                                                                                12

MISSIONE NELLA CHIESA PER IL MONDO                                                         14

IN COMUNIONE                                                                                                             16

IN UN COSTANTE CAMMINO FORMATIVO                                                          18

PARTE TERZA                                                                             20

LA NOSTRA COMUNITA’                                                                                               21

ARTICOLAZIONE DELL'ISTITUTO                                                                           21

Struttura generale                                                                                                  21

DALL'ORIENTAMENTO ALL'INCORPORAZIONE PERPETUA                           22

Orientamento                                                                                                            22

Formazione iniziale                                                                                                 23

Incorporazione temporanea dell'Istituto                                                        23

Incorporazione perpetua                                                                                      24

Dimissione e separazione dall'Istituto                                                26

Autorità e servizio nella comunità                                                        28

Amministrazione                                                                                                     33

Conclusione                                                                                                              34

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PARTE PRIMA

 

 

LA NOSTRA FAMIGLIA SPIRITUALE

 

 

CARATTERISTICHE GENERALI

 

 

Art. 1

L'Istituto Secolare "Discepole del Crocifisso" è nella Chiesa una comunità di persone consacrate che "vivendo nel mondo tendono alla perfezione della carità e si impegnano per la santificazione del mondo, soprattutto operando all'interno di esso".[1]

 

Art. 2

L'Istituto attinge la sua spiritualità e la sua missione all'insegnamento dell'apostolo Paolo, specialmente alla teologia della croce, la quale è follia per "i sottili ragionatori di questo mondo", ma "potenza e sapienza di Dio per coloro che sono chiamati"[2].

Le Discepole chiamate e consacrate dal Cristo Crocifisso glorioso a continuare la sua stessa missione salvifica nel mondo, sentano operanti la croce di Cristo nella propria persona e nella storia.

 

Art. 3

L'Istituto e ogni singola discepola con la consapevolezza dei propri limiti si mettono alla scuola del Cristo Crocifisso per imparare ad approfondire nella propria storia e nella vita concreta, la sapienza della croce, vincitrice sul male e ricreatrice dell’ originaria bellezza e bontà del creato.

 

Art. 4

Chiamate dal Signore alla Sua sequela nella forma specifica della secolarità consacrata, primo ed essenziale dovere delle discepole è di incarnare e rendere attuale per il nostro tempo il Cristo nel Suo mistero pasquale, quale dono di sé per la vita del mondo.

Le discepole, consapevoli di questa loro missione, sentano la necessità di un cammino di formazione permanente verso una piena maturità umana e cristiana, per essere capaci di discernere con l'aiuto dello Spirito, la volontà di Dio nella storia, vivendo nel mondo in attento ascolto ai segni dei tempi e mantenendo lo spirito aperto le molteplici forme di evangelizzazione e promozione umana.

 

Art. 5

L'Istituto non ha opere proprie: chiede ai suoi membri di essere, nella condizione ordinaria della vita, una presenza viva e attenta, disponibile alle iniziative che lo Spirito Santo suscita nella Chiesa e nel mondo.

 

Art. 6

Le discepole del Crocifisso vivono ordinariamente nella loro famiglia, continuando la loro professione e vivendo il loro lavoro come partecipazione all'attività creatrice di Dio, restando nel loro contesto sociale ed ecclesiale ma in comunione tra loro per la medesima spiritualità e il comune carisma. Nell'Istituto è possibile il costituirsi di gruppi di vita fraterna, quale diversificata, ma complementare espressione della medesima spiritualità, nel rispetto e in armonia con la scelta di secolarità consacrata[3].

 

Art. 7

L'Istituto si impegna a favorire lo sviluppo integrale delle discepole: aiutandole nella realizzazione di un progetto evangelico con la testimonianza di una vita casta, povera e obbediente, sollecitandole a vivere con semplicità e pienezza la loro esistenza nella quotidianità dei problemi e delle situazioni, stimolandole a una particolare attenzione ai problemi dell'uomo e della società in cui vivono, offrendo loro i mezzi per una piena maturità umana e cristiana[4].

 

Art. 8

La vocazione e l'adesione al comune Carisma fanno vivere le discepole in autentica comunione fraterna fra di loro, perché "da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri[5]" e le impegna a incarnare l'amore con cui "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito[6]", per essere trasparenza della passione di Dio per il mondo che si fa accoglienza salvare deliberante.

 

Art. 9

Il legame, che attraverso la consacrazione secolare, si stabilisce tra le singole discepole e l'Istituto, è mutuo e stabile, abbraccia tutta la vita e comporta un reciproco impegno di osservanza e di fedeltà nello spirito di comunione fraterna e di corresponsabilità[7].

La vita dell'Istituto è regolata dalle norme della Chiesa relative agli Istituti Secolari ed alle presenti Costituzioni.

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PARTE SECONDA

 

 

I NOSTRI IMPEGNI FONDAMENTALI

 

 

ALLA SEQUELA DI GESU’

 

 

Art. 10

Ogni discepola, chiamata alla sequela di Gesù per condividerne la vita e il destino, docile all'azione dello Spirito si impegna:

  • a esprimere e a sviluppare, attraverso la preghiera, un'intensa comunione d'amore con Dio Padre[8];
  • a vivere, nella linea della secolarità consacrata, i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza;
  • a essere nella Chiesa e nel mondo presenza viva di fede, che opera per ordinare le realtà temporali secondo Dio[9];
  • a coltivare una profonda comunione fraterna con gli altri membri dell'Istituto, in un reale spirito di famiglia che ci fa Chiesa[10];
  • ad attendere a un serio cammino formativo per essere in grado di rispondere a una vita di consacrazione nel mondo.

 

 

VITA DI PREGHIERA E DI COMUNIONE CON DIO

 

 

Art. 11

La nostra condizione di secolarità ci immerge per amore nella realtà del mondo e ci fa sentire la necessità di alimentare la nostra vita interiore con una preghiera semplice e profonda che fluisce dall'anima in ogni momento del giorno, in ogni circostanza e in ogni situazione; una preghiera che diventa desiderio di dialogare con il Padre, di nutrirsi della Sua Parola per divenire presenza orante e fedele di Cristo nel mondo e nella storia[11].

Il cuore della nostra preghiera è Cristo nel Suo mistero pasquale che viene a noi nell'Eucaristia con la Sua umanità di Risorto.

La nostra missione nel mondo esige capacità di raccoglimento e di preghiera; una preghiera voluta e cercata fedelmente con dei ritmi e tempi da distribuire convenientemente lungo la giornata.

 

Art. 12

Vivere ogni giorno l'Eucaristia, sacrificio e sacramento, sia per noi un'esigenza profonda perché ci fa sperimentare la comunione con Dio e con i fratelli.

Celebriamo la domenica come memoriale della Pasqua del Signore.

In comunione con tutta la Chiesa, facciamo nostre le sue intenzioni e la sua preghiera con la celebrazione quotidiana della liturgia delle ore.

Sentiamo, inoltre, la necessità di spazi prolungati di silenzio, di ascolto, di adorazione e di verifica della nostra vita alla luce della Parola di Dio. Per questo ci impegniamo a vivere momenti forti dello spirito, quali:

  • La prolungata riflessione quotidiana sulla Parola di Dio;
  • l'adorazione settimanale;
  • il ritiro mensile;
  • gli esercizi spirituali annuali.

In questo cammino di preghiera, veneriamo con particolare devozione la Vergine dell'Incarnazione e la Madre fedele del Crocifisso, che diventa, per noi donne, un significativo punto di riferimento e di imitazione.

 

Art. 13

La fedeltà ai momenti di preghiera, stabiliti nel programma di vita personale e verificati con la Sorella Maggiore, la partecipazione attiva agli incontri comunitari di spiritualità dell'Istituto, ci consentono di aprirci al mistero di Dio, di vivere la nostra vocazione-missione in un'intimità profonda e vitale con il Padre e in atteggiamento di presenza nel mondo: attenta, semplice, cordiale e salvatrice.

 

Art. 14

Animati dalla speranza e nella certezza che Dio ci riconcilia a sé, nel Cristo, riconosciamo l'importanza della confessione periodica e frequente[12], perché nel popolo dei riconciliati dal perdono di Dio esperimentiamo che è l'amore misericordioso che ci apre alla speranza e alla novità cristiana.

Consapevoli della necessità della direzione spirituale, la scegliamo con senso di responsabilità, nell'impegno di vivere una più autentica risposta alla chiamata di Dio[13].

 

 

CONSACRAZIONE A DIO E CONSIGLI EVANGELICI

 

 

Art. 15

La nostra speciale consacrazione a Dio, quale risposta libera all'invito di Gesù

"Seguimi: egli alzatosi lo seguì[14]", ci mette in uno stato di abbandono attivo e amoroso all'azione dello Spirito.

La sequela sviluppa in noi i doni della consacrazione battesimale e della confermazione e ci fa vivere i Consigli Evangelici nello spirito delle beatitudini, rendendoci capaci di una disponibilità totale alla volontà del Padre.

 

Art. 16

I consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, professati e vissuti mediante i voti nella condizione di secolarità, sono il segno e l'espressione della nostra risposta all'amore di Dio che ci ha scelte per primo perché fossimo Suo possesso per la realizzazione del Suo piano di salvezza per il mondo.

 

 

Castità

 

 

Art. 17

La castità nel celibato in vista del Regno ci consacra all'amore totale e radicale di Dio, scelto come " l'unico necessario" da cui tutto l'essere, spirito, anima e corpo, viene afferrato nel dono integrale di sé e viene offerto come trasparenza di Dio.

Ci consacra, nello stesso tempo, all'amore del prossimo, perché la verginità esige che il proprio tempo e le proprie forze vengano messi a servizio del Regno.

Il voto di castità comporta "l'obbligo della continenza perfetta nel celibato[15]". Ci vincola:

all'indivisibilità del cuore, alla casta integrità del corpo totalmente donato a Dio e a una profonda trasparenza e umanità nel rapporto con gli altri.

 

Art. 18

Attraverso la virtù della verginità facciamo di noi stesse una presenza vivente consacrata a Cristo, trasformando in carità alla nostra castità. La "verginità del cuore" nella delicata attenzione a Dio solo, al quale offriamo le gioie e le rinunce, i fallimenti e le riuscite delle nostre scelte, ci fa accettare e vivere la sessualità nella dimensione di oblatività, ci rende disponibili verso gli altri, in un libero e totale impegno per la promozione della propria e altrui persona.

Maria, la Vergine fedele che ha donato Gesù agli uomini e che ha condiviso fino alla croce la missione del Figlio, è nostro modello di verginità.

 

Art. 19

La virtù della verginità, che è dono da alimentare dell'intimità con Dio e meta da perseguire, ci chiede di:

  • rinnovare e verificare quotidianamente le ragioni della forza per un amore fedele a Cristo;
  • vivere in autenticità questo dono di grazia, consapevoli che esso richiede semplicità e sobrietà di vita;
  • acquisire una maturità umana, capace di rapporti autentici e di amicizia vera;
  • vigilare con serenità sui propri affetti e comportamenti anche attraverso un'attiva ascesi per divenire persone capaci di scelte che rivelano la trasparenza dell'amore di Dio;
  • possedere una conoscenza chiara dei problemi della vita e una visione serena e cordiale nei confronti della vocazione matrimoniale;
  • valorizzare la comunione all'interno dell'Istituto, contribuendo a creare un vero spirito di famiglia.

 

 

Povertà

 

 

Art. 20

La nostra vocazione ci chiede di vivere l'ideale della povertà evangelica nella forma propria della secolarità consacrata.

Il voto di povertà comporta "la dipendenza e la limitazione nell'uso e nella disposizione dei beni"[16]. Ci vincola:

a un uso corretto e responsabile dei beni, secondo criteri di povertà, di condivisione e di solidarietà stabiliti con la Sorella Maggiore e a verificare con lei periodicamente lo stile di vita, l'uso e la disposizione dei beni.

Il voto di povertà non ci toglie il diritto alla proprietà e all'amministrazione dei beni, né la facoltà di riceverne di nuovi, ma ci chiede un costante atteggiamento di ricerca sul modo di vivere la povertà, maturando, a livello sia personale sia di Istituto un uso autenticamente evangelico dei beni creati.

 

Art. 21

La virtù evangelica di povertà è l'attitudine del credente, che ci rende partecipi al mistero del Figlio di Dio, che ha voluto farsi povero per arricchirci con la Sua povertà, affinché, anche noi, sul Suo esempio, avessimo a riporre ogni nostra speranza e fiducia nel Padre.

La povertà evangelica, mentre ci fa riconoscere la grandezza e la bontà dei beni creati, ci invita a servircene in vista del Regno, acquisendo l'atteggiamento di profonda e radicale libertà nei loro confronti.

La discepola esprimerà tale virtù in due atteggiamenti significativi:

  • distacco da sé e dalle proprie cose, con una profonda libertà interiore che permette di rinunciare progressivamente a se stessa e al proprio comodo a vantaggio degli altri;
  • accettazione di sé, mettendosi a disposizione degli altri con le proprie capacità, attitudini, ricchezze spirituali e limiti legati alle situazioni.

 

Art. 22

Fedeli all'invito di Cristo: "Va vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri. Poi vieni e seguimi"[17], riconosciamo che la nostra povertà non può consistere e non può esaurirsi in una pratica indicata e condotta da norme istituzionali, ma deve tradursi in un atteggiamento di vita da poveri, con il cuore aperto alla fede e alla speranza per:

  • contemplare e imitare la povertà vissuta da Gesù nel Suo mistero di salvezza accettando con umiltà e serenità le inevitabili prove e la solitudine che la nostra scelta di vita comporta, cogliendo anche in esse delle occasioni per una testimonianza operosa;
  • scoprire il senso vero dei beni creati, acquisendo la capacità di usarne come se non ci appartenessero e offrendo nella nostra esistenza, un "modello della relazione che si deve avere con i beni creati e del loro retto uso"[18];
  • fare scelte responsabili di povertà concreta e autentica, che non si limitano alla sola dipendenza nell'uso del denaro;
  • vivere con dignità del nostro lavoro, testimoniando come si possa percepirne il frutto senza cadere nella spirale del profitto e accettando qualsiasi compito con umiltà, in atteggiamento di servizio.

 

 

Art. 23

L'Istituto è chiamato a dare testimonianza di povertà, di giustizia e di semplicità. Ha la facoltà di possedere beni propri, purché strettamente necessari per la sua vita e il suo sviluppo.

Ogni discepola deve precisare e verificare con la responsabile, nel programma di vita personale, il contributo proporzionale alle proprie possibilità, che darà allo scopo di provvedere alle necessità dell'Istituto.

La responsabile precisa, nel medesimo programma, i rapporti economici e assistenziali nei confronti delle sorelle che prestano la loro opera all’Istituto.

 

 

Obbedienza

 

 

Art. 24

Lo spirito di obbedienza, sull'esempio di Gesù, il quale "umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce"[19] e che è "disceso dal cielo non per fare la Sua volontà ma la volontà di Colui che l'ha mandato"[20], ci impegna alla ricerca sincera del disegno di Dio nella nostra esistenza quotidiana e all'osservanza fedele delle Costituzioni.

Il voto di obbedienza comporta l'obbligo di "uniformare alla propria volontà i superiori legittimi quando essi ordinano secondo le Costituzioni"[21], vincola la discepola:

a esaminare con la Sorella Maggiore le scelte importanti della propria vita e i propri impegni di consacrazione, a tener conto del consiglio ricevuto e a verificare periodicamente con lei le proprie scelte di vita e i propri impegni fondamentali, in atteggiamento di fede e di dialogo.

 

Art. 25

La virtù dell'obbedienza, che ci fa abbandonare alla fedele iniziativa dell'amore di Dio, ci fa pure riconoscere che è nel cuore della vita che incontriamo Dio, nella storia degli uomini e nel cammino della Chiesa.

A imitazione di Gesù Cristo viviamo la virtù dell'obbedienza lasciandoci interpellare e guidare dallo Spirito con uno sguardo attento ai segni dei tempi e all’oggi di Dio, che si manifesta e si realizza nell'oggi degli uomini.

In un atteggiamento di rispetto nei confronti dell'autorità, collaboriamo nella costruzione di un mondo più a misura di uomo e viviamo la nostra professione e il nostro lavoro come espressione di obbedienza a Dio che ci vuole suoi collaboratori attivi e creativi, capaci di onestà, di giustizia e di serietà professionale.

 

Art. 26

La virtù dell'obbedienza ci chiede di:

  • cogliere nell'obbedienza di Gesù la volontà del Padre nostro modello;
  • conoscere e approfondire le Costituzioni, accogliendo con fede e con amore il progetto di vita che ci propongono;
  • aprirci in atteggiamento di fede e di disponibilità all'ascolto della Sorella Maggiore e della Sorella Incaricata alla formazione, cercando insieme, attraverso un dialogo di vita sincero e fiducioso, la volontà di Dio su di noi;
  • riconoscere il valore del dialogo, dell'ascolto del discernimento comunitario uscendo dal nostro individualismo e dalla nostra autosufficienza.

 

 

MISSIONE NELLA CHIESA PER IL MONDO

 

 

Art. 27

In nome della nostra vocazione battesimale, ci sentiamo chiamate a vivere l'amore di Dio nella santificazione delle realtà terrene, da Lui create, salvate e vivificate nel mistero della morte redentrice del Cristo.

Ordinata alla santità, la secolarità ci apre ad una forma particolare di consacrazione che, intesa quale sviluppo di quella battesimale, mira a portare a pienezza di carità la vocazione che è propria dei fedeli laici.

Le discepole si impegnano a essere nel mondo sacramento di salvezza, nel rispetto e nella fedeltà alle esigenze più radicali del Vangelo e a quelle dell'uomo concreto, storico, che è la "prima e fondamentale via della Chiesa tracciata da Cristo stesso, via che immutabilmente passa attraverso il mistero dell'Incarnazione e della Redenzione"[22].

 

Art. 28

Chiamarsi Discepole del Crocifisso e voler vivere con coerenza questo nome-missione, significa essere, nel contesto sociale o professionale in cui viviamo, una presenza viva e attenta, atta a promuovere i valori umani e cristiani[23]. Viviamo la testimonianza e la fedeltà alla nostra vocazione in modo particolare nel lavoro perché è il luogo dove passa la nostra santificazione e quella del mondo, facendo nostro l'esempio di San Paolo[24]. Diamo alla nostra professione la dimensione di fede, che ci rende partecipi dell'azione creatrice di Dio e costruttrice del suo Regno in questo mondo, mettendoci alla scuola dello Spirito che ci aiuta a discernere la volontà di Dio Padre.

Anche in quest'espressione della nostra secolarità consacrata attingiamo all'esempio di Maria Vergine, che pienamente inserita nella storia del suo tempo, partecipa alle attese, alle speranze, alle sofferenze del suo popolo.

 

Art. 29

Vivere autenticamente la nostra consacrazione nella quotidianità dell'esistenza ci fa cogliere la bellezza e la verità di tutte le cose.

Realizzare la nostra vocazione significa pertanto:

  • vivere nella gioia di essere Chiesa oggi, partecipi della sua missione evangelizzatrice, sull'esempio di San Paolo e secondo il suo insegnamento[25];
  • partecipare intensamente al mistero della vita dell'uomo per condividerne "le gioia e le speranze, le tristezze e le angosce"[26];
  • ridare al mondo e alle cose, nel pieno rispetto del disegno di Dio creatore, l'armonia originaria perché torni ad essere lode a Dio e servizio agli uomini;
  • sentirci attori responsabili e solidali della storia del mondo, con una preparazione sempre più profonda nelle varie attività in cui siamo chiamate ad operare;
  • assumere personalmente e comunitariamente la responsabilità della costruzione della Chiesa nella città terrena, in atteggiamento di dialogo e di collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà, in comunione con il Vicario di Cristo e con i Vescovi delle Chiese particolari nelle quali operiamo.

 

 

IN COMUNIONE

 

Art. 30

Perché la nostra consacrazione a Dio sia segno e messaggio della comunione Trinitaria, vogliamo vivere nel cuore della Chiesa quale comunità riunita da Cristo in comunione fraterna, impegnandoci a realizzare uno spirito di famiglia, nella stima, nel rispetto e nell'accoglienza reciproca, "portando ognuno i pesi degli altri"[27].

 

Art. 31

La comunione tra noi e i nostri fratelli deve essere accolta, alimentata e condivisa, in particolare ogni giorno nell’Eucaristia, mensa della Parola e del Pane.

Il dono della vita, della vocazione, della famiglia spirituale, ci fa amare vicendevolmente e accettare nelle diversità, sapendo di essere una comunità di peccatori, che sono perdonati e riconciliati e ci fa vivere serenamente l'esperienza dell'amicizia in Cristo, quale rapporto maturo, di apertura verso le persone e le cose.

Nella dimensione di comunione di vita e di amore viviamo un rapporto profondo tra di noi al di là di ogni barriera di tempo e spazio con tutte le sorelle "che ci hanno preceduto nel segno della fede e dormono il sonno della pace"[28].

 

Art. 32

Il nostro Istituto, proponendoci un comune ideale, esige una comunione di vita fondata sulla grazia, guidata e ordinata dai consigli evangelici, alimentata da un ascolto attento e fedele alla Parola di Dio e al Magistero della Chiesa.

Siamo consapevoli che questa comunione è frutto di un impegno costante e fedele che ci fa sentire responsabili e solidali della vita dell'Istituto stesso; per questo siamo impegnate a:

  • sentirci famiglia e a impersonarla ovunque ci troviamo a vivere;
  • realizzare lo stile di vita scelto, attraverso la fedeltà ai propri impegni personali, convinte che la vitalità della famiglia spirituale dipende dalla vitalità con cui ognuna di noi vive il suo impegno vocazionale;
  • partecipare attivamente agli incontri comunitari dell'Istituto, vivendoli come momenti importanti per la nostra vocazione-missione;
  • mettere a disposizione dell'Istituto le nostre capacità e le nostre energie, per far vivere la comunione nella carità di servizio;
  • essere attente e sollecite verso chi è nel bisogno o nella necessità, in nome della carità fraterna;
  • instaurare rapporti profondi, improntati alla veracità, alla dolcezza e alla franchezza;
  • scoprire e valorizzare i lati positivi di ogni persona, esperimentando nel dialogo di comunione e di revisione di vita la correzione fraterna e la riconciliazione vicendevole.

 

Art. 33

La comunione tra i membri dell'Istituto, alimentata anche da esperienze di vita fraterna, trova la sua radice e la sua ragion d'essere nel Cristo e nell'unità del medesimo Carisma, in un atteggiamento di dialogo e di condivisione delle proprie esperienze, problemi e progetti, di verifica e di revisione della propria fedeltà alla comune vocazione.

E’ con questo spirito e con questo atteggiamento comune a tutti i suoi membri, che all'interno dell'Istituto possono sorgere esperienze concrete di vita fraterna nello stile della Secolarità consacrata.

 

Art. 34

Le discepole che intendono vivere in gruppi di vita fraterna, motivino, a se stesse e alla Sorella Maggiore, le ragioni di tale scelta.

Spetta alla Sorella Maggiore, con il parere del Consiglio Direttivo, autorizzarne l'esperienza.

Le motivazioni, che caratterizzano la scelta nell'esperienza dei piccoli gruppi di vita fraterna, devono essere:

  • la ricerca della volontà di Dio nell'esercizio del discernimento comunitario;
  • l'aiuto reciproco a crescere nella capacità di servizio nella Chiesa per il mondo e l'esempio vicendevole nella condivisione di vita per la fedeltà al proprio impegno di consacrazione.

 

 

 

 

 


 

IN UN COSTANTE CAMMINO FORMATIVO

 

Art. 35

Gesù Cristo era costantemente impegnato ad ammaestrare e ammonire i suoi Suoi discepoli perché fossero "sale della terra e luce del mondo"[29]. Così l'Istituto consideri la formazione dei membri come sua attività prioritaria e costante, affinché in ognuno di essi si realizzi il progetto di Dio.

A tal fine, ogni discepola deve prendere sul serio l'impegno formativo sentendo rivolto a se stessa l'ammonimento di Pietro: "Rendete sempre più sicura la vostra vocazione"[30].

La formazione è un elemento essenziale che ci fa vivere inserite nel mondo come una nuova presenza del Cristo della Pasqua, aperte alla speranza per scoprire, alla luce del Vangelo, il passaggio di Cristo nella nostra storia.

 

Art. 36

Lo Spirito del Signore, agente principale della nostra formazione, ci fa scoprire sempre più profondamente la nostra vocazione e ci aiuta a viverla con generosità.

La nostra collaborazione all'azione dello Spirito diventa un preciso impegno a rispondere alla chiamata con uno sguardo di fede che ci fa scoprire Cristo sempre più presente in noi, sia nel silenzio della preghiera, sia nel dinamismo dell'attività del nostro impegno secolare e a vivere i consigli evangelici alla luce del mistero pasquale come risposta sempre nuova all'amore di Dio, alle esigenze dell'oggi e ai bisogni dei fratelli.

Siamo chiamate a vivere la nostra missione nel mondo alimentando in noi il senso di Cristo attraverso la conoscenza e l'approfondimento della Scrittura, della Teologia, del Magistero della Chiesa.

Per vivere la nostra responsabilità di essere "sale, luce e fermento", ci impegniamo a conoscere le nostre attitudini e le nostre capacità, a lasciarle trasformare dalla grazia e acquisire così una maturità umana e cristiana, capace di apertura al dialogo nel rispetto di ogni cultura.

 

Art. 37

La nostra formazione si realizza in una misteriosa azione-collaborazione con Dio che forma e che trasforma; pertanto è necessaria una formazione permanente, sentita come meta da raggiungere attraverso una serie di tappe del nostro cammino educativo.

Ci impegniamo quindi a:

  • conoscere e approfondire il valore della nostra vocazione che ci aiuta non solo a sentire l'esigenza della formazione, ma anche a fissare una gerarchia fra i nostri impegni personali;
  • conoscere le Costituzioni, il Carisma, la storia dell'Istituto e partecipare agli incontri formativi programmati, quali momenti importanti per la nostra formazione personale e comunitaria;
  • coltivare le virtù naturali per vivere la nostra vocazione aperte al dono dell'amore di Dio e al servizio dei fratelli, migliorando la conoscenza e il sapere con la partecipazione a corsi di aggiornamento al fine di poter assumere quegli impegni professionali, sociali e apostolici che la nostra vocazione ci richiede, con competenza e capacità.

 

Art. 38

L'Istituto ritiene opportuno, nel suo cammino spirituale, fare normalmente riferimento all'Assistente Spirituale.

Per garantire e dare continuità al Carisma iniziale di fondazione, l'Assistente Spirituale dell'Istituto sia, preferibilmente, un sacerdote Barnabita. In tal caso la scelta dovrà essere concordata dalla Responsabile dell'Istituto, previo consenso del Consiglio Direttivo, con il competente Superiore Maggiore dell'ordine Barnabico.

l'Assistente Spirituale, pur non avendo autorità di governo, contribuisce alla formazione spirituale dei membri dell'Istituto secondo la tipica vocazione Secolare.

Il suo ambito specifico è quello dell'animazione spirituale, attraverso il ministero della Parola e dei Sacramenti, promuovendo la comunione nell'Istituto e la santificazione dei suoi membri.

Nell'esercizio del suo ministero, sarà suo compito:

  • sul piano dottrinale, approfondire verità teologiche-spirituali secondo lo specifico Carisma dell'Istituto, le istanze della Chiesa, dei tempi;
  • sul piano ascetico, offrire il suo servizio per una fedeltà alla vocazione e alla particolare spiritualità dalla quale la nostra vocazione prende alimento, affinché l'ispirazione iniziale permanga nell'Istituto e nelle singole persone;
  • sul piano del discernimento, aiutare a cogliere e a sviluppare i dinamismi del cammino vocazionale.

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

PARTE TERZA

LA NOSTRA COMUNITA’

 

 

ARTICOLAZIONE DELL'ISTITUTO

 

 

Struttura generale

 

 

Art. 39

La nostra comunità, consapevole che la corresponsabilità alla vita e allo sviluppo dell'Istituto è un atteggiamento da favorire e da far crescere, si articola in piccoli nuclei comunitari costituiti dalla Sorella Maggiore con il Consiglio Direttivo.

Ogni discepola inserita nel singolo nucleo, attraverso il dialogo e la comunicazione:

  • realizza una vera e profonda conoscenza e accoglienza di sé e dell'altro;
  • ricerca e scopre il disegno di Dio su di sé e sull’Istituto;
  • si impegna a vivere lo spirito di famiglia e la comunione fraterna.

 

Art. 40

Ogni nucleo comunitario ha una sua responsabile, incaricata per la formazione permanente, delegata dalla Sorella Maggiore e nominata dalla stessa con il consenso del Consiglio Direttivo.

Le aspiranti dipendono dalla Sorella incaricata della formazione iniziale.

 

 

DALL'ORIENTAMENTO ALL'INCORPORAZIONE PERPETUA

 

 

Orientamento

 

 

Art. 41

Il discernimento vocazionale e l'ammissione alla formazione iniziale dell'Istituto sono un compito molto importante, caratterizzato dal desiderio di ricerca dei germi e dei segni della chiamata divina, sia per rispetto alla vocazione della singola persona e per il suo bene, sia per la vita e lo sviluppo dell'Istituto e della Chiesa.

Il periodo di orientamento o della scelta personale vocazionale comprende:

  • innanzitutto un tempo debito di conoscenza-amicizia, o primo accostamento, in cui sia la persona interessata, sia l'Istituto attraverso i propri membri, in particolare una Sorella a ciò delegata, procedono verso una prima individuazione dei germi vocazionali;
  • successivamente, un tempo adeguato di ricerca o discernimento della vocazione alla secolarità consacrata specifica dell'Istituto; attraverso un dialogo sincero, accogliente e rispettoso, la candidata e la Sorella delegata cercano insieme di scoprire l'idoneità a iniziare il cammino di formazione.

 

Art. 42

Spetta alla Sorella Maggiore con il consenso del Consiglio Direttivo vagliare la scelta vocazionale delle candidate, tenendo presente il desiderio di un'autentica consacrazione a Dio, alimentato da una vita di preghiera solida e il senso della comunione ecclesiale, la volontà e la capacità di rimanere nel mondo per partecipare alla costruzione della storia di Dio nella storia degli uomini.

Si dovrà pure verificare se ci sono nelle candidate attitudini e doti che rendono possibile una sufficiente maturità umana oltre che cristiana, per vivere fedelmente gli impegni propri della secolarità consacrata e quelli specifici dell'Istituto.

 

Art. 43

La candidata, per essere ammessa al periodo di formazione iniziale, deve aver raggiunto il ventesimo anno di età e non aver superato i 40 anni: eventuali eccezioni saranno valutate dalla Sorella Maggiore con il consenso del Consiglio Direttivo.

 

Art. 44

La candidata deve presentare domanda scritta alla Sorella Maggiore e, se ritenuta idonea alla luce anche di quanto prescritto nel CIC can. 721.1, viene ammessa al periodo di formazione iniziale dell'Istituto dalla Sorella Maggiore con il consenso del Consiglio Direttivo.

 

Formazione iniziale

 

 

Art. 45

Nel periodo di formazione iniziale, le aspiranti devono essere disponibili agli incontri formativi, sia personali sia comunitari, con la Sorella incaricata alla formazione iniziale nonchè agli incontri di formazione dell'Istituto. Verificano, nella preghiera e nel dialogo, le loro aspirazioni e le loro possibilità concrete di risposta impegnandosi a:

  1. sviluppare le virtù umane e morali maggiormente richieste dal nostro impegno di consacrazione secondo la specificità propria del Carisma del dell'Istituto;
  2. scoprire i valori propri della vocazione alla secolarità consacrata;
  3. tenersi in un atteggiamento di dialogo sincero e profondo con la Sorella incaricata la formazione iniziale, per verificare il proprio programma di vita.

 

Art. 46

Il periodo della formazione iniziale è di tre anni.

Questo tempo può essere prolungato non oltre il quinto anno su richiesta dell'aspirante o per decisione da Sorella Maggiore con il consenso del Consiglio Direttivo.

A due mesi dal termine della formazione iniziale, l'aspirante fa domanda scritta alla Sorella Maggiore per venire ammessa nell'Istituto e, se giudicata idonea dalla Sorella Maggiore con il consenso del Consiglio Direttivo, viene ammessa alla professione dei consigli evangelici, mediante i voti annuali di castità, povertà e obbedienza; tale professione comporta l'incorporazione temporanea nell'Istituto.

 

Art. 47

La consacrazione attraverso la professione dei consigli evangelici viene emessa secondo la seguente formula e ricevuta dalla Sorella Maggiore o da una sua delegata.

"Io... a lode della Santissima Trinità e nel battesimo che mi ha santificata e consacrata, oggi consacro la mia vita Cristo Crocifisso..

Con l'aiuto della Vergine Madre, alla presenza da Sorella Maggiore e della famiglia spirituale a cui voglio appartenere intendo testimoniare la mia adesione a Cristo professando i voti annuali di castità, povertà e obbedienza secondo le Costituzioni dell'Istituto Secolare Discepole del Crocifisso. Amen."

 

 

Incorporazione temporanea dell'Istituto

 

 

Art. 48

Con la prima professione dei voti l'aspirante viene incorporata temporaneamente nell'Istituto.

Durante questo periodo è importante approfondire con serietà e laboriosità gli impegni derivanti dalla consacrazione ed espressi nelle Costituzioni, attraverso il dialogo, gli incontri frequenti con la Sorella Maggiore, la partecipazione attiva alla vita dell'Istituto e utilizzando tutti i mezzi che consentono di arricchire la propria personalità umana e cristiana.

 

Art. 49

L'incorporazione temporanea ha la durata di cinque anni, durante i quali i voti sono rinnovati annualmente; può essere prolungata su richiesta dell’interessata o della Sorella Maggiore sentito il parere del Consiglio Direttivo, solo per motivi gravi e per non più di due anni.

 

 

Incorporazione perpetua

 

 

Art. 50

A conclusione del periodo di incorporazione temporanea, la consacrata che intende donarsi radicalmente al Signore e davanti alla Chiesa con la professione perpetua dei consigli evangelici, fa domanda scritta due mesi prima alla Sorella Maggiore.

L'ammissione all'incorporazione perpetua è di competenza della Sorella Maggiore, con il consenso del Consiglio Direttivo.

 

Art. 51

Con l'incorporazione perpetua, la discepola viene inserita totalmente e definitivamente nell'Istituto e acquista tutti i diritti-doveri a norma delle Costituzioni.

Ogni discepola abbia, comunque, la consapevolezza che la chiamata di Dio esige risposte sempre nuove, e chiede rinnovato e costante impegno per la propria formazione permanente.

 

Art. 52

La formazione nelle sue varie fasi, iniziale e permanente, è condizione indispensabile per aiutare la persona a rispondere alla propria vocazione nel mondo.

Tale formazione, deve diventare sempre più specifica per incidere nella vita di ogni discepola.

Per questo è importante:

  • che ogni discepola riconosca la necessità dell'autoformazione dando spazio al lavoro della propria formazione, conducendolo con metodo;
  • che l’Istituto adegui alle esigenze generali di tutti i suoi membri gli obiettivi da perseguire, così da favorire il processo di crescita e di maturazione integrale di tutte le discepole.

 

Art. 53

Per un più incisivo cammino formativo, l'Istituto fa riferimento ad un " Piano della Formazione" che ne specifica i contenuti fondati sulla Parola di Dio, sui documenti del Magistero e sulle Costituzioni; e ne prevede obiettivi e mete, metodi e mezzi, tappe e momenti.

 



 

Dimissione e separazione dall'Istituto

 

 

Art. 54

Il periodo della formazione iniziale di un aspirante che si rivelasse non idonea alla vita dell'Istituto, può essere interrotto dalla Sorella Maggiore con il consenso del Consiglio Direttivo o dall'aspirante stessa.

 

Art. 55

La consacrata di voti temporanei, trascorso il tempo dell’incorporazione, se giudicasse di non essere idonea alla vita di consacrazione scelta, può lasciare liberamente l'Istituto.

Può anche essere esclusa dalla rinnovazione dei voti per una giusta causa dalla Sorella Maggiore sentito il parere del Consiglio Direttivo[31].

Qualora la consacrata di voti temporanei, perdurando ancora la sua incorporazione, richieda spontaneamente di essere dimessa dall'Istituto, può ottenere dalla Sorella Maggiore con il consenso del Consiglio Direttivo per motivi gravi, l'indulto a lasciare l'Istituto[32].

 

Art. 56

La consacrata di voti perpetui che vuole lasciare l'Istituto, dopo aver verificato e valutato seriamente davanti al Signore la sua decisione, può chiedere attraverso la Sorella Maggiore l'indulto a lasciare l'Istituto al Vescovo diocesano dove ha sede l'Istituto[33].

 

Art. 57

Per motivi gravi, rilevabili esternamente e giuridicamente comprovati, la Sorella Maggiore con il consenso del Consiglio Direttivo può dimettere dall'Istituto una consacrata di voti perpetui. Il vincolo deve essere sciolto dal Vescovo diocesano dove ha sede l'Istituto[34].

 

Art. 58

La consacrata di voti perpetui che intende passare da questo Istituto secolare a un altro Istituto secolare deve avere l'autorizzazione delle due Responsabili Maggiori, con il consenso dei rispettivi Consigli Direttivi.

Se il passaggio è a un Istituto di vita religiosa o a una Società di vita apostolica, occorre la licenza del Vescovo diocesano dove ha sede l'Istituto[35].

 

Art. 59

Con la separazione o le dimissioni dall'Istituto, avvenute a norma delle Costituzioni, cessano i vincoli e vengono meno i rispettivi diritti e obblighi derivanti dall'incorporazione.

 

Autorità e servizio nella comunità

 

 

Art. 60

Gesù Cristo ci insegna qual è l'atteggiamento e il compito dell'autorità "Il più grande tra voi sia vostro servo"[36].

L'autorità, accolta con evangelico spirito di servizio, induce le Responsabili a compiere la loro missione con amore e con speranza certa che Signore è con loro.

Assumano con generosità e con umiltà la loro missione per servire con tutte le loro forze la causa del Regno, attingendo dalla preghiera luce e forza.

 

Art. 61

Le Responsabili siano attente e sensibili ai problemi che la consacrazione secolare genera nello spirito delle sorelle circa l'evangelizzazione e i modi di effettuarla, osservino l'unità dello spirito, tenendo vivo e operante il Carisma dell'Istituto e promuovendo, con l'esempio e la dedizione, la partecipazione attiva di tutta la vita della famiglia spirituale.

Abbiano una conoscenza approfondita delle Costituzioni, così da poterne parlare con proprietà alle sorelle ed essere per loro esempio e sprone nell'impegno di incarnarle nella vita quotidiana.

 

Art. 62

Gli organi di governo dell'Istituto sono:

- l'Assemblea Generale

- la Sorella Maggiore

- il Consiglio Direttivo.

Ogni discepola accolga e viva l'autorità con spirito di fede, operando responsabilmente, ognuna con il proprio impegno e con i propri mezzi, per la crescita di tutta nella carità.


Art. 63

Il governo dell'Istituto è esercitato in via ordinaria dalla Sorella Maggiore e dal Consiglio Direttivo, in via straordinaria dall'Assemblea Generale.

 

Art. 64

L'Assemblea Generale, espressione dell'unità dell'Istituto, ha poteri supremi durante il suo svolgimento e li esercita in nome dell'Istituto.

Elegge tra le sue partecipanti il Consiglio di Presidenza che assume la conduzione dei lavori.

Viene convocata dalla Sorella Maggiore con il Consiglio Direttivo, ogni quattro anni.

 

 

Art. 65

All'Assemblea Generale partecipano tutte le discepole professe. Qualora per la difficoltà di riunire contemporaneamente tutti i membri, si rendesse necessario stabilire altre modalità di partecipazione, l'assemblea generale dovrà essere composta da membri di diritto e membri eletti, la cui proporzione rappresentativa viene fissata dall'Assemblea Generale stessa per la scadenza successiva, facendo attenzione che i membri eletti siano in numero superiore a quelli di diritto e rappresentino tutto l'Istituto.

 

Art. 66

Sono membri di diritto: la Sorella Maggiore, le Consigliere, le Incaricate per la formazione, l'Economa.

Gli altri membri dell'Assemblea sono eletti quattro mesi prima dell'apertura della stessa.

Il criterio di scelta dei membri eletti deve considerare le diverse espressioni di presenza nella società, la fedeltà alla propria vocazione e il senso di responsabilità di solidarietà verso la vita dell'Istituto.

 

Art. 67

L'Assemblea Generale tutela il patrimonio spirituale dell'Istituto promuovendo la comunione e la partecipazione attiva al suo interno, tenendo fede all'indirizzo fondamentale della secolarità consacrata e al Carisma specifico dell'Istituto:

  • riflette con spirito di discernimento sulla realtà storica dell'Istituto, per discernere il significato della sua presenza nella Chiesa per il mondo e dedurne orientamenti formativi e operativi con atteggiamento profetico;
  • accoglie e valuta attentamente la relazione sulla vita e sulla storia dell'Istituto presentata dalla Sorella Maggiore;
  • discute i problemi e ne avvia le soluzioni, delineando un programma di massima e i relativi orientamenti operativi;
  • esamina e approva la relazione economica;
  • elegge la Sorella Maggiore con la maggioranza qualificata dei due terzi.
  • elegge le Consigliere a maggioranza assoluta. Dopo il quinto scrutinio è richiesta la maggioranza relativa.

 

Art. 68

La Sorella Maggiore governa l'Istituto secondo le Costituzioni, è responsabile dello stesso nei suoi problemi interni e lo rappresenta nei suoi rapporti esterni.

Attende alla formazione dei membri attraverso la collaborazione di Sorelle incaricate alla formazione tenendo vivo in ciascuno l'impegno e la fedeltà al Carisma della vocazione.

Esercita la sua autorità con spirito di servizio, con umiltà e con fiducia in Dio, favorendo il dialogo, l'unità e la partecipazione di tutte alla vita dell'Istituto.

 

Art. 69

La Sorella Maggiore accolga questa sua missione con fede e serenità, mettendo a disposizione se stessa con umiltà e semplicità di cuore, ponga a base di questo suo servizio alla Chiesa e all'Istituto l'esperienza di una profonda comunione con Dio che deriva dalla preghiera e dalla vita di consacrazione vissuta con amore e con impegno, disponibilità di tempo, di ascolto e di compressione. Operi sempre in armonia con il Consiglio Direttivo, affinché nell’Istituto regni l'unità nella carità e nella fedeltà al Carisma.

 

Art. 70

La Sorella Maggiore viene scelta fra i membri professi che hanno fatto l'incorporazione perpetua all'Istituto da almeno cinque anni.

Il suo mandato è di quattro anni e può essere rinnovato una sola volta consecutivamente.

Nell'esplicazione del suo mandato gode di autonomia di consultazione e di decisione a norma delle Costituzioni.


Art. 71

La Sorella Maggiore coadiuvata dalle Consigliere, cura l'unità di indirizzo fondamentale della vocazione secolare e la chiarezza d'ispirazione carismatica dell'Istituto.

  • promuove la crescita e la maturazione delle discepole secondo lo spirito delle Costituzioni;
  • rende operanti le proposte e gli orientamenti dell'Assemblea Generale;
  • elabora il Piano della Formazione secondo l'esigenza della formazione iniziale e permanente da sottoporre all'approvazione dell'Assemblea Generale;
  • emana le direttive e proposte per la vita e la crescita dell'Istituto affinché sia sempre in grado di dare risposte vive e attuali alle esigenze di Dio nella storia;
  • tiene vivo il rapporto con le singole sorelle e con i gruppi di vita fraterna, stimolandole alla conoscenza e alla fedeltà alle Costituzioni attraverso il periodico discorso di vita;
  • riceve i voti dei membri dell'Istituto e accoglie eventuali richieste di dimissioni;
  • relaziona all'Assemblea Generale sulla vita della famiglia spirituale e sull'esercizio del suo incarico;
  • rende conto del suo mandato allo scadere del quadriennio.

 

Art. 72

La Sorella Maggiore, con il consenso del Consiglio Direttivo:

  • nomina all'interno del Consiglio Direttivo una vice Sorella Maggiore;
  • conferisce incarichi specifici a membri dell'Istituto anche al di fuori del Consiglio Direttivo;
  • accetta nuovi membri, secondo l'indicazione delle Costituzioni;
  • ammette alla formazione iniziale;
  • propone o accetta di prolungare il tempo della formazione iniziale;
  • dimette prima del termine della formazione iniziale;
  • ammette all'incorporazione temporanea;
  • decide in merito alla richiesta dei membri che chiedono l'incorporazione perpetua;
  • dimette dall'Istituto per ragioni gravi ed evidenti.

 

Art. 73

Il Consiglio Direttivo è composto da quattro Consigliere, di cui una come Vice Sorella Maggiore che ne fa le veci in caso di assenza od impedimento, convoca e presiede l'Assemblea Generale in caso di morte o di rinuncia.

Di norma ha voto consultivo salvo i casi espressi nelle presenti Costituzioni e nel CIC. Il Consiglio Direttivo viene convocato periodicamente e presieduto dalla Sorella Maggiore.

Esso deve essere convocato anche quando la metà delle Consigliere lo richiede.

Può essere invitato a partecipare al Consiglio Direttivo l'Assistente Spirituale per un suo apporto specifico.

 

Art. 74

Le Consigliere sono le dirette collaboratrici della Sorella Maggiore nel governo dell'Istituto.

In forza del loro mandato esse sono chiamate a partecipare vivamente e attivamente alla vita dell'Istituto e essere attente con discrezione alla vita e alla formazione delle sorelle.

Danno il parere o il consenso alla Sorella Maggiore, a norma delle presenti Costituzioni, con semplicità e carità, con chiarezza e fermezza, consapevoli della loro responsabilità.

 

Art. 75

Possono essere elette Consigliere le discepole che abbiano fatto da almeno un anno l'incorporazione perpetua nell’Istituto.

E’ permessa una sola rielezione consecutiva.

 

Art. 76

La Sorella Maggiore con il consenso del Consiglio Direttivo può nominare una segretaria e un'economa; tale nomina può avvenire anche al di fuori del Consiglio Direttivo.

 

Art. 77

Con il consenso del Consiglio Direttivo la Sorella Maggiore nomina fra le discepole di professione perpetua le Sorelle incaricate alla formazione iniziale e permanente. Esse accompagnano le sorelle nel loro cammino formativo, sia personale sia comunitario.

Il loro mandato dura quattro anni e può essere riconfermato.

 

Art. 78

Le Sorelle incaricate alla formazione operano secondo lo spirito delle Costituzioni e svolgono il loro compito in armonia e in collaborazione con la Sorella Maggiore e con il Consiglio Direttivo.

Hanno responsabilità spirituali e non giuridiche. Al termine di ogni anno danno relazione alla Sorella Maggiore.

Le Sorelle incaricate alla formazione curino con amore e dedizione le persone a loro affidate, siano pervase dal Carisma dell'Istituto, così da poter essere guide vive e concrete. Abbiano una buona capacità di intuito e di accoglienza, un sano equilibrio interiore e spirituale fondato sulla sapienza che viene da un attento ascolto della Parola di Dio e da un grande amore alla loro vocazione.

 

Amministrazione

 

 

Art. 79

L'amministrazione ordinaria e straordinaria dei beni dell'Istituto è di competenza della Sorella Maggiore e del Consiglio Direttivo che operano a norma delle presenti Costituzioni e delle indicazioni del CIC[37].

Le decisioni devono essere guidate dalla giustizia e dalla carità e devono favorire la crescita della povertà evangelica di tutto l'Istituto.

 

Art. 80

Lo svolgimento pratico di questo esercizio, è affidato a un'economa che viene nominata dalla Sorella Maggiore con il consenso del Consiglio Direttivo.

Essa opera secondo le indicazioni della Sorella Maggiore con il suo Consiglio e sotto il loro controllo.

Il suo mandato è di un quadriennio e può essere riconfermato.

Al termine di ogni anno, o ad ogni richiesta, presenta il bilancio economico aggiornato.

L'economa svolge la sua missione con prudenza e competenza, attenta ai valori della giustizia, della carità e della povertà evangelica, cercando il vero bene dell'Istituto.

 


 

Conclusione

 

Art. 81

Le norme delle Costituzioni possono venir modificate con la consultazione e  l'approvazione dell'Assemblea Generale con la maggioranza dei due terzi e con l'approvazione della competente Autorità e Ecclesiastica.

 

Art. 82

Le Costituzioni sono considerate da noi discepole un grande mezzo che ci aiuta a vivere lo spirito e la vita dell'Istituto che abbiamo scelto con decisione libera e responsabile per rispondere alla chiamata personale di Dio.

Esse sono il nostro Progetto di Vita che accogliamo con fede, con amore e con fedeltà, quale espressione della volontà di Dio.

 

Art. 83

Ci è chiesta una conoscenza approfondita e amorosa delle Costituzioni, per questo ci impegniamo a farne oggetto di studio, di riflessione e di revisione del nostro cammino vocazionale.

Nessuna prescrizione delle Costituzioni obbliga sotto forma di peccato, se non in caso di trascuratezza e di indifferenza abituale, nonché la trasgressione della materia del voto.

 

Art. 84

Le presenti Costituzioni esprimono:

  • la nostra fedeltà alla Chiesa e al Carisma dell'Istituto;
  • la nostra attenzione allo Spirito che si manifesta attraverso i segni dei tempi, chiedendoci una risposta sempre viva, attuale e coerente.

 

 

 

 

[1] (CIC,can.710)

[2] (cfr. 1Cor 1, 18-25)

[3] (cfr. artt. 33-34)

[4] (cfr. Lumen Gentium, n. 44)

[5] (Gv 13,35)

[6] (Gv 3,16)

[7] (cfr. 1Cor 12,12-27)

[8] (cfr. Mt 6,6-7)

[9] (cfr. Lumen Gentium, n. 31)

[10] (cfr. CIC, can. 716, § 2)

[11] (cfr. Gv 6,32-36)

[12] (cfr. CIC, can.664)

[13] (cfr. CIC, can. 714.4)

 

[14] (Mc 2,14)

[15] (CIC, can. 599)

[16] (CIC, can. 600)

[17] (Mc 10,21)

[18] (Paolo VI)

[19] (Fil. 2,8)

[20] (cfr. Gv. 6,38)

[21] (CIC, can. 601)

[22] (Redemptor Hominis, n. 14)

[23] (cfr. 2Tim 2,15)

[24] (cfr. 1Tess 2,9

[25] (cfr. 1Cor 9, 16-19)

[26] (cfr. Gaudium et Spes, n. 1)

[27] (Gal 6,2)

[28] (Liturgia)

[29] (Mt 5,13-16)

[30] (2Pt 1,10)

[31] (cfr. CIC, 726.1)

[32] (cfr. CIC, 726.2)

[33] (cfr. CIC, 727.1)

[34] (cfr. CIC, 729)

[35] (cfr. CIC, 730)

[36] (Mt 23,11)

[37] (CIC, can. 718)

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